Elogio del doppiopetto

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La voce “doppiopetto” su Wikipedia meriterebbe un aggiornamento. La prima parte va bene: “L’origine del doppiopetto è, con molta probabilità, militare; si suppone infatti che sia un’evoluzione della divisa ussara del XVII secolo. Il doppiopetto ha visto i suoi periodi di maggiore popolarità fra gli anni trenta e i cinquanta, e fra gli anni ottanta e i novanta”. La chiusura del pezzo, invece, non rende giustizia al successo che il modello di giacca riscuote ancora oggi; Wikipedia, infatti, conclude così: “attualmente è considerato piuttosto conservatore”. Immagino che la definizione debba essere interpretata come sinonimo di obsoleto e, di conseguenza, riguardare qualcosa di etichettabile come fuori moda: nulla di più sbagliato. L’abito o lo spezzato con la giacca doppiopetto, è fortemente tornato alla ribalta nelle collezioni della stagione in corso (e anche in quelle per l’estate ventura); la doppia abbottonatura che segna la vita – contrariamente a ciò che si potrebbe credere – è consigliabile anche a chi ha qualche problema di linea. Mi sento di suggerirlo anche a uomini non alti: non è vero che accorcia, e se le proporzioni tra la statura e la lunghezza dell’abito vengono rispettate, la silouhette corre addirittura il rischio di slanciare la figura. Questa foto riassume alcune tra le tendenze generali dell’autunno/inverno: oltre al doppiopetto, il Galles (che i brand interpretano con checks che vanno dal macro al micro e che spesso si accende di tinte forti), il tessuto floreale sulla camicia, che disegna una sorta di cravatta, e infine le scarpe con la doppia fibbia.

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ABITO IN LANA E CAMICIA IN COTONE PAUL SMITH
SCARPE TOD’S
OCCHIALI LANVIN
FOTO DI GIANLUCA FONTANA
FASHION EDITOR ASSISTANT ANGELICA PIANAROSA
MODELLO RALF JAVOISS AGENZIA WHY NOT MILANO
HAIR STYLIST NICHOLAS JAMES
MAKE UP ARTIST ADALBERTO PEZZAIOLI

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