Menabò intervista Andrea Porro

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Un professionista curioso, dinamico e sempre un passo avanti, globetrotter nella testa e nell’anima. Menabò ha avuto il piacere di intervistare Andrea Porro, fashion editor, giornalista e web editor dei più interssanti in circolazione. La sua non è solo passione per la moda è una costante ricerca del bello che comunica a colpi di Instagram. Non dare nulla per scontato è il segreto del suo successo.

1. Andrea, quando hai capito che la moda oltre ad essere la tua passione, sarebbe diventata anche il tuo lavoro? Come è iniziata la tua carriera? E’ tutto iniziato molto gradualmente mentre frequentavo il liceo, ormai una decina di anni fa. Quella che prima era solo la solita ossessione da ragazzini per le marche e per mettersi “in mostra” è diventata poi sempre più una ricerca del bello, di qualcosa di nuovo, oltre i nostri confini geografici. Ed è così che mentre studiavo Linguaggi dei Media in Università ho iniziato da subito parallelamente anche uno stage presso un importante ufficio stampa internazionale. E’ nato però tutto per caso, cercavo un lavoro in un ufficio di pubblicità e sono finito tra Kelly e Birkin!
2. Cosa pensi dello stato attuale della moda e in particolare di quella maschile? Quali sono i tuoi brand emergenti preferiti? Penso che il problema principale del nostro ambiente sia il provincialismo e l’approssimazione. Sprechiamo risorse, talenti, strutture, sprechiamo chi la moda la vive in prima persona, noi giovani. Su tutti ho una vera passione per i nuovi designer inglesi, Bobby Abley ed Astrid Andersen su tutti. Ma amo anche la moda più street, supreme, APC, carhart.
3. Come è cambiato per te il modo di comunicare la moda? Qual è il social network che usi di più? Utilizzo molto per passione personale Instagram ma ora anche molto per lavoro. L’ultimo servizio moda che ho scattato lo scorso mese per GQ a NY l’ho realizzato con un bravissimo fotografo che ho trovato proprio su Instragram dal social alla realtà in pochi click!
4. C’è una città che ti rappresenta di più di tutte? Helsinki, fredda e glaciale come me ma tutta da scoprire ed in realtà più calda ed intima di tutte le città che io abbia mai visitato.
5. Se Andrea fosse un accessorio sarebbe… Perché? Uno zaino da portare sempre in spalla. pronto allo sport e all’avventura!
6. Oltre la moda cosa ti appassiona? Vivo per la musica, fa parte del mio DNA. Ma amo anche il cinema, lo sport ed il buon vino.
7. Cosa leggi nel tuo tempo libero? Non leggo, ascolto.
8. Come scegli cosa indossare tutti i giorni? In tre aggettivi come descriveresti il tuo stile? Una felpa ed un denim. Immancabili le sneakers e calzini corti. Poco fashion? non mi interessa, preferisco stare comodo ora, il tempo degli eccessi sembrerebbe passato. Ma mai dire mai!
9. Quali sono le tue fonti d’ispirazione per essere sempre un passo avanti? Viaggiare e conoscere persone. Su tutti i social dettano le tendenze, la strada e non più i giornali. Se vuoi essere aggiornato basta prendere un caffè per qualche ora in un bar centrale di una grande città ed aspettare. Quella è la mia più grande fonte di ispirazione, la strada.
10. L’aspetto che più ami del tuo lavoro? Viaggiare e parlare per il 50% del mio tempo in inglese. Una bella sfida certe volte..
11. Cosa vuol dire essere alla moda? Cosa essere fashion victim? Significa avere e non seguire, uno stile. Significa conoscere la moda per poi poterla far propria, adattarsela e cucirsela addosso.
12. Il must per la stagione di Andrea Porro è… Sicuramente la nuova Amazona di Comme Des Garcons per Loewe
13. Cosa diresti a tutti quei ragazzi che vogliono lavorare nella moda? Con sincerità, che a volte non servono corsi da 20.000 euro per imparare questa professione. Ci vuole talento, dedizione, e tanto tanto sudore. Nessuno nasce imparato, e per crescere bisogna buttarsi ed imparare sul campo.
14. Viviamo in un mondo in continua evoluzione. Cosa serve alla moda per avere una svolta? Servono i giovani. Ma non i “giovani” ed i “nuovi talenti” intesi come 40/50 enne, servono Giovani con la G maiuscola. Solo loro possono svecchiare questo sistema. Ma bisogna che qualcuno creda finalmente in loro e che, per una volta, si faccia da parte la vecchia guardia.

Andrea Porro by Luigi Miano

A curious professional , dynamic and always one step ahead, globetrotter in the head and soul. Menabò had the pleasure of interviewing Andrea Porro, fashion editor, journalist and web editor of the most interesting magazines around. He is not just passionate about fashion but also always in search of beauty which he conveys trough his shots on Instagram. Never taking anything for granted is the secret of his success.

1. Andrea, when did you find out that fashion, besides being your passion, was going to also become your job? How did your career start? It all started gradually while I was still in high school, about ten years ago now. What was then just the usual teenage obsession for brands and “showing off” then became more a search for something beautiful, something new, across our own borders. And that is how while I was studying Languages in Media at college that at the same time I started a stage in a very important international press agency. It was all a coincidence, while I was looking for a job in advertising I found myself between Kelly and Birkin!
2. What do you think about the modern state of fashion and more in particularly the male one? What are you favorite emerging brands? I think the main problem in our environment is the provincialism and approximation. We waste resources, talents, facilities, we waste those who live fashion on their skin, us young people. Above all I have a real passion for the new English designers, Bobby Abley and Astrid Andersen most of all. But I also love a more street fashion, supreme, APC, carhart.
3. How did communication in fashion change for you? Which social network do you use the most? I use Instagram for both a personal passion and now also for work. The last fashion piece that I shot last month for GQ in NY I did with a photographer that I found right on Instagram. From social to reality in a few clicks!
4. Is there a city that represents you the most? Helsinki, cold and glacial like me but of which there is a lot to discover and actually warmer and more intimate than all the cities I have ever visited.
5. If Andrea were to be an accessory he would be….why? A backpack to always bring over your shoulder, ready for sport and adventure!
6. What do you love besides fashion? I live for music, it’s part of my DNA. But I also love cinema, sposts and good wine.
7. What do you read in your spare time? I don’t read, I listen.
8. How do you choose what to wear everyday? How would you describe your style in three adjectives? A sweater and denim. I can’t live without sneakers and short socks. Too little fashion? I don’t care, I prefer to be comfortable now, the times for excess have long gone.
9. What are your sources of inspiration in order to always be a step in front of everyone else? Traveling and meeting people. Above all socials dictate trends. If you want to be updated all you have to do is take a coffee for a few hours in a central bar of a big city and wait. What is my biggest inspiration? The street.
10. The thing you love most about your job? Travel and speak for 50% of my time in English. A nice challenge sometimes.
11. What does it mean to be trendy? And fashion victim? It means having and not following a style. It means knowing fashion and then making it your own, adapt it to you and stitch it on.
12. The season must for Andrea Porro is…most certainly the new Amazona from Comme Des Garcons for Loewe.
13. What would you say to all those people that want to work in the fashion industry? With sincerity, that sometimes you do not need 20.000 euro courses for this profession. What you need is talent, dedication and lots of sweat. No one is born learned, and in order to grow you need to gather experience from the field.
14. We live in a world of continuous evolution. What does fashion need for a real change? Young people. But not the “young” and “new talents” meant as 40/50 year olds, but Young with a capital Y. Only they can rejuvenate the system. But we need someone to really believe in them and that, for once, the old guard take a step aside

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  • Mauro Barone

    Bellissima intervista come tutte ! Sono profondamente d’accordo sul provincialismo della moda. La creatività e l’originalità non vengono mai viste di buon occhio in giro, invece andrebbero sempre apprezzate, sempre rispettando il buon gusto e le circostanze adatte.
    Complimenti!