Menabò intervista Luca Finotti

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Classe 86, laureato in Economia e Commercio all‘Università Bocconi di Milano, si trasferisce a New York per inseguire il suo sogno di diventare regista alla N.Y. Film Academy.

Menabò è felicissimo di presentarvi Luca Finotti, direttore dei più ritmati video fashion degli ultimi tempi, che è riuscito a interpretare in modo personale e originale l’anima di vari marchi come ad esempio Frankie Morello e a collaborare con Mariano Vivanco, Nicola Formichetti, Dolce&Gabbana, The Blonds, Herlcules Magazine solo per citarne alcuni.

Un ragazzo dallo sguardo vivace e sempre curioso, disponibile e affabile che fa della sensibilità che lo contraddistingue la chiave del suo successo.

Menabò ha il piacere di intervistarlo.

L’intervista è disponibile anche in inglese.

Luca Finotti in Tom Ford by Bashti Pollin (Bryant Park-New York)

Versione italiana.

1) Sei molto giovane ma il tuo portfolio vanta collaborazioni del calibro di Mariano Vivanco e Nicola Formichetti. Oltre a una smisurata dote di passione e talento, qual è il segreto del tuo successo?
Penso non ci sia un vero e proprio segreto, ho semplicemente cercato di fare ciò che mi piaceva con tanta voglia e determinazione. Non aver mai scelto la strada più facile per arrivare a qualcosa, credo però sia stata la chiave per un successo effettivo e personale.


2) La tua vita si divide tra New York e Milano, qual è la città che meglio ti rappresenta e ti fa sentire realizzato?

Credo che nessuna delle due mi rappresenti ancora . Ora è tempo di viaggiare, di spostarmi, di conoscere nuovi posti, persone e culture. La curiosità muove ogni mia scelta e spostamento; quando le cose inizano a diventare già viste o già provate è tempo di andare, di cambiare. La realizzazione è relativa, non la misuro nei posti in cui mi trovo o con le persone che mi circondano;La realizzazione è un bilancio personale.

3) Quanto i tuoi studi in economia hanno poi influenzato la scelta di partire per gli States e diventare regista?
La scelta di partire era già stata preventivata. La laurea in bocconi era semplicemente un metodo per porre delle basi solide per una futura carriera.

4) Qual è la fonte d’ispirazione per i tuoi video?
Dipende, ogni volta parto da qualcosa di diverso, qualcosa che in quel momento ha attirato la mia attenzione. Talvolta è un movimento, talvolta è un tessuto, un colore, una luce.
Non ho uno schema fisso, ma mi piace trovare sempre nuove strade da percorrere e sperimentare.
Cerco sempre di manovrare il video e non di esserne vittima.

5) Come nasce l’idea di Tangled Echoes? Cosa rappresenta per te?

“Tangled Echoes” nasce dal bisogno di sperimentare una strada non ancora percorsa: la messa in video di un sentimento più intimo, più personale. ho voluto lavorare solo con amici e colleghi di cui avevo stima e fiducia per raccontare un pezzo della storia di tutti. Trattare l’argomento in modo semplice ma non banale, qualcosa di condivisibile e riconoscibile. E’ stato per me il debutto sugli schermi italiani (proiettato al Milano film festival) nella città che avevo lasciato e in cui ritornavo con questa storia per me piena di significati.

6) Qual è l’aspetto che ami maggiormente del tuo lavoro? quello che invece preferisci meno?
Ciò che amo nel mio lavoro è che mi permette di essere,fare e vedere sempre qualcosa di nuovo.
Ciò che invece preferisco meno è l’essere lontano dalle persone che amo in momenti importanti della mia e della loro vita.

7) Nel tuo blog spesso proponi immagini di vecchi film in bianco e nero. Quale fascino esercita su di te il passato?
Il passato. Fascino assoluto: sono un cultore di tutto ciò che fu. Grazie allo studio dei vecchi film riesco a migliorare il mio stile. Rimango ogni volta stupito e meravigliato davanti alla perfezione di certe scene, di certi snodi, in un’epoca in cui “fare cinema” era mille volte più complicato, sopratutto per i mezzi a disposizione. Invece oggi che siamo aiutati dalla tecnologia non abbiamo più ahimè lo stesso rigore e perfezionismo. Per esempio se tu analizzi la scena finale di 8 1/2, è una scena difficilissima da girare, piena di comparse, piena di significati. In 5 minuti si ripercorre tutto il film grazie a una scena corale, ebbene non vi è un errore, un movimento di camera sbagliato, nulla è lasciato al caso, ogni posizione degli attori è studiata per creare delle geometrie in video che rendono l’opera magistralmente diretta. Va beh, Fellini non si discute. E poi anche le attrici di un tempo: “pure beauty”. Belle perchè non omologate.valorizzate nei loro particolari. Penso a una Caterina Boratto, Claudia Cardinale, Ginger Rogers, Vivien Leigh, Bette Davis, Jeanette MacDonald, Monica Vitti e tante altre. Attrici con la professionalità di un mestiere. Donne come Giulietta Masina che con un primo piano riuscivano a dirti tutto, a raccontarti una storia. Come si fa a non rimanerne affascinati?

Quali sono i tuoi modelli uomini preferiti? Perchè?
I modelli che preferisco sono quelli che sorridono spesso e volentieri,ragazzi genuini, non artefatti , quasi incoscienti della loro bellezza e del loro sex-appeal. E’ questo che molto spesso mi colpisce in loro durante i casting. Sono i ragazzi con cui riesco meglio a lavorare perché non dando reale importanza a ciò che stanno facendo mi regalano il loro vero io, che poi è ciò che buca lo schermo.

9) In generale com’è il tuo rapporto con la moda?
Dipende cosa intendi per moda. Se ti riferisci alla moda come prodotto finale, il rapporto è quasi inesistente: nel mio lavoro sono sempre a contatto con vestiti realizzati solo per le sfilate, le campagne, i video. Quasi nulla di ciò che vedi in video finisce nei negozi. Sono talvolta pezzi unici creati esclusivamente per la comunicazione. E se devo essere onesto essendo tutti i giorni immerso nella moda e quindi nel prodotto sono anni che non riesco più a entrare in un negozio a fare shopping.
Ignoro quale sia la mia taglia di pantaloni o di camicia: ho stock di pezzi basici no logo che mischio a pezzi regalati,prestati,affittati. Non amo il possesso di ciò che non sia di prima necessità.
Ho imparato, spostandomi sempre ,a fare a meno di tutto. Alle volte arrivo in città compro le cose che mi servono, le indosso e poi le regalo; non mi piace affezionarmi ai beni materiali.

10) Qual è il tuo regista preferito?
Domanda impossibile, però posso dirti il mio regista preferito del momento.
Busby Berkeley: regista e coreografo degli anni 30-40, che si impose nel mercato del musical americano con un utilizzo impeccabile della macchina da presa. Le sue coreografie imponenti e l’eccesso nei costumi e nelle scenografie rendono ogni suo film uno spettacolo per gli occhi.
E poi chi vanta tra i suoi attori personaggi del calibro di : Carmen Miranda, Frank Sinatra, Esther Williams non può che avere tutta la mia invidia e ammirazione.

11) Con quale rivista o marchio ti piace maggiormente lavorare?
Chiunque mi permetta di lavorare dando spazio al mio stile e alla mia creatività. Mi piace avere la mia chiave di lettura della storia, della collezione e del prodotto. Di solito scelgo in base a questo le mie collaborazioni, ed è bello sapere che anche loro molto spesso mi scelgono per lo stesso motivo.
L’intesa col brand è fondamentale.

12) Se Luca Finotti non avesse fatto il regista, avrebbe…
Avrebbe STUDIATO per diventare qualcos’altro. Studiare è il lasciapassare per ogni lavoro e carriera.

13) Qual è la tua giornata tipo?
Ogni Giorno è differente. Dipende se sto lavorando e quindi sono sul set oppure in viaggio. Di solito se sono a casa mia, Milano o New York che sia, sono impegnato in fase di preparazione o post produzione di un video quindi mi divido tra ufficio e studio. C’è però un appuntamento fisso nella mia giornata: sveglia presto ogni mattina per avere almeno 1-2 ore dedicate alla ricerca. Mi piace tenermi aggiornato sull’attualità e continuare a studiare le materie che ancora non ho approfondito.


14) Ti dedichi a qualche altro tipo di arte?

Non pubblicamente. Nel privato si, ma è una passione che voglio tenere solo per me: un rifugio personale.


15) Cosa non può mancare nell’armadio di Luca Finotti?

Una valigia. Anzi credo che il mio vero armadio siano proprio le valigie.

16) Progetti futuri? (Dai che siamo curiosi)
Fare lo Zio. E scusami se è poco!

 

English Version

1) You are very young but your portfolio already includes collaborations with such people as Mariano Vivanco and Nicola Formichetti.  Besides your admirable passion and talent, what’s the secret to your success? I don’t think there is a real secret to it, I just simply tried doing what I love with lots of desire and determination.  Never choosing the easy road, I think that was the key fo my actual and personal success.

 

2) You live between New York and Milan, which city best represents you and makes you feel most accomplished? I don’t think either city represents me yet.  Now is the time for traveling, moving, discovering new places, people and cultures.  Curiosity moves each of my decisions and movements;  when things start becoming old then it’s time to go, to change.  The actual realization of this is relative, I don’t measure it by the places I’m in or the people around me; the realization is a personal thing.

 

3) How much have your studies in business influenced your decision to leave for the States and become a director? The choice to leave was already within me.  The degree from Bocconi was simply a method for laying the foundations for a future career.

 

4) What’s your inspiration for your videos? It depends, each time I start with something different, something that at that moment has captured my attention.  Sometimes it’s a movement, sometimes it’s a material, a colore, a light.  I don’t have a fixed scheme, but I always like finding new ways to go down and experiment.  I always try to control the video and not become a victim of it.

 

5) How did the idea for “Tangled Echoes” come to life? What does it mean to you? “Tangled Echoes” came to life in order to satisfy a need to experiment with something I had never tried before: the capture in video of a more intimate feeling, more personal.  I only wanted to work with friends and respected colleagues in order to say something of everyone’s history.  Handling the matter simply and not trivial, something that could be shared and recognized.  It was, for me, the debut on Italian screens (shown at the Milano Film Festival), in the city that I left and in which I came back with this story for me full of meaning.

 

6) What do you love most about your job? Which less?  What I love most about my job is that it lets me be, make and see something new.  What I like least is being away from the people I love during important moments in my or their lives.

 

7) In your blog you frequently post black and white images.  What fascinates you most about the past? Absolute fascination: I love everything that was. Thanks to the continuous study of old films I am able to improve my style. I am left speechless in front of the perfection of certain scenes, junctions, in a time where “making cinema” was a thousand times more complicated, mostly because of the lack of equipment.  Unfortunately with today’s technology we have lost that severity and perfectionism.  For example if you analyze the final scene of 8 ½, it’s an incredibly hard scene to shoot, full of walk ons and full of meaning.  In 5 minutes you review the whole film thanks to a choral scene and there is no mistake, no wrong movement of a camera, nothing is casual, each actor’s position is carefully studied for creating the geometry in video that make the film superlatively directed.  Well, nothing to say about Fellini.  And also the actresses of the past: “pure beauty”.  Beautiful because not standardized, exploiting their best details.  I’m thinking of Caterina Boratto, Claudia Cardinale, Ginger Rogers, Vivien Leigh, Bette Davis, Jeanette MacDonald, Monica Vitti and many more.  Actresses with top professionalism.  Women like Giulietta Masina that with a close up was able to say everything, to tell you a story.  How can you not be fascinated by it?

 

8) Who are your favorite male models? And why? The models I prefer are the ones who smile often, good guys, not unnatural, almost unconscious of their beauty and sex-appeal.  This is what captivates me the most during castings.  They are the people with which I work best because by not giving extreme importance to what they are doing they give me their real “me”, which is what shows best on camera.

 

9) Generally, what’s your relationship to the world of fashion? It depends on what you mean by fashion.  If you refer to fashion as the final product then the relationship is pretty much non existent: in my line of work I’m always in touch with clothing created only for runway shows, ad campaigns or videos.  Almost nothing of what appears on video makes it to the stores.  Many times the articles are created only as a communication means.  And if I have to be honest by being in touch with fashion for a few years now I’m not able to go in a store and start shopping.  I don’t even know what my shirt or pants sizes are: I have a stock of basic articles with no logos that I mix with gifts.  I don’t like owning things unless they are a primal necessity. I learned, always being on the move, to go without everything.  Sometimes I arrive in the city and buy the things I need, I wear them and then give them away; I don’t like growing a relationship with material things.

 

10) Who’s your favorite director? Impossible question, I can tell you though my most favorite director at the moment.  Busby Berkeley: director and choreographer of the 30s and 40s, that emerged in the musicals market with his impeccable use of the camera.  His massive choreography and excess in the costumes and sets make his every film a show.  And who else can say to have worked with: Carmen Miranda, Frank Sinatra, Esther Williams can only have my utmost respect.

 

11) With which magazine or brand do you like working with the most? Whoever will let me work by giving lots of space to my style and creativity.  I like having my own way of reading a story, of the range and of the products.  Usually I use this to pick my collaborations, and it’s nice to know that they pick me for the same reason.  The harmony with the brand is essential.

 

12) If Luca Finotti had not been a director, he would’ve… STUDIED to become something else.  Studying is the basis for any job or career.

 

13) What’s your typical day like? Each day is different.  It depends if I am working on the set or if I am traveling.  Usually, if I’m home, in Milan or New York, I am busy with the preparation or post production of a video and therefore spend my time between home and the office.  There is a fixed appointment to my day, though: to get up early each morning and give 1-2 hours to research. I like staying up to date with current events and study subjects I have not faced yet.

 

14) Do you practice any other arts? Not publicly.  Privately I do, but it’s a passion I would like to keep for myself, my own personal getaway.

 

15) What are your closets always filled with? A suitcase, actually, I think my closet is my suitcase.

 

16) Future projects? Be an uncle. Not bad huh!

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  • Mauro Barone

    Questa intervista è strepitosa! Menabò è meraviglioso!
    Luca Finotti come ogni bravo artista appare come un cosmopolita ricco di intuito! sono felice quando viene portata l’italianità nel mondo!
    Ad maiora

    • http://www.facebook.com/profile.php?id=1340691754 Andrea Danese

      Bravo Luca!

  • Dgvictims

    Complimenti

    • http://www.facebook.com/profile.php?id=1340691754 Andrea Danese

      Complimenti a Luca

  • edoardo borsotti

    Io cuoro costui

    • http://www.facebook.com/profile.php?id=1340691754 Andrea Danese

      Anche noi!!

  • moddss

    stupenda! adoro Luca e Andrea 

    • andreadanese

      grazie Matte!!

    • http://www.facebook.com/profile.php?id=1340691754 Andrea Danese

       grazie Matte.. Luca è stato gentilissimo!

  • Giorgio Schimmenti

    Un mito vivente!