Non solo colore

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Ho conosciuto Sergio Colantuoni nel 1986 quando eravamo redattori moda a “L’Uomo Vogue”, e già così giovane, era quello tra tutti noi che dimostrava di avere la personalità più forte: una vera forza della natura, esuberante e intollerante alle costrizioni. Era certamente il più coraggioso, i suoi servizi erano un tripudio di colore e di spunti e il suo styling era così eccentrico che un giorno sì e uno no il direttore (all’epoca Cristina Brigidini), saltava sulla sedia come se fosse stata punta da un calabrone: “Colantuoni! Tutto questo colore! Ma insomma!”. Sergio incassava ma era sicuro di quello che faceva, la determinazione è sempre stata il suo punto di forza. Nel ’90 comincia a lavorare per conto proprio, continuando a collaborare per il gruppo Condè Nast e successivamente anche per altri editori: i suoi servizi per “Io Donna” – per esempio – sono memorabili. Allarga le sue competenze sempre nel campo dell’immagine diventando anche scenografo, allestitore, visual, sempre con un riscontro altissimo: in pratica, il suo successo diventa direttamente proporzionale all’estro delle sue creazioni e delle sue “invenzioni”. E arriviamo ad oggi, anzi a gennaio 2013, quando Sergio Colantuoni debutta come stlista e firma la prima collezione di Caruso. Nel suo menswear concentra un immaginario fantastico ma concreto, e un ideale anticonformista che sintetizza così: “Una forza di pensiero che lotta contro le convenzioni. Come succedeva nei college americani negli anni venti, quando gli studenti rispondevano al divieto di indossare pantaloni corti vestendo Oxford bag.” La moda creata per Caruso è un compendio di eleganza e lusso con una forte dose di raffinatezza timeless e – naturalmente – di stravaganza: ma attenzione, non c’è solo “il colore”; non c’è solo quel cöté originale che contraddistingue l’anima creativa di Colantuoni, nei suoi vestiti e negli accessori troviamo anche una tale bellezza di volumi, di tessuti e di abbinamenti, che fanno di Caruso uno dei brand più interessanti e intelligenti del momento: una maniera di “vedere l’uomo” che attraversa più generazioni, che va a genio anche quella fascia di pubblico più tradizionale che desidera qualcosa di veramente ricercato.
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Styling Alessandro Calascibetta
Foto di Michael Woolley;
Grooming: Maurizio Lucchese per BluArtAgency.com;
Modello Magnus Lindgren @ Fashion
Hanno collaborato Angelica Pianarosa e Stefano Lagonigro

Cappotto di lana con alamari, giacca, panciotto e pantaloni di lana fantasia, camicia di cotone e cravatta di seta, tutto Caruso; stringate di pelle, Raf Simons

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  • SERGIO

    CHE BRAVO ALESSANDRO, GRAZIE MILLE E UN GRAZIE ANCHE ALL’ OTTIMO STAFF DELLA FOTO